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I condensatori di disaccoppiamento


Disaccoppiamento ?

Ogni circuiti che comprenda componenti attivi dovrebbe avere abbastanza condensatori di disaccoppiamento in parallelo all' alimentazione. 

Questa necessità è troppo spesso ignorata in quanto non è ben chiaro quale sia il lo scopo di questi condensatori distribuiti sul circuito e si ritiene che quello posto dopo lo stabilizzatore di tensione sia sufficiente in ogni caso.
Prendiamo ad esempio un semplice regolatore lineare a tre terminali, del genere 7805, molto comune nell' alimentazione di piccoli circuiti.

C1 svolge essenzialmente la funzione di costituire una riserva di energia per il circuito integrato stabilizzatore, mentre C4 lo è per i circuiti successivi.

Inoltre, non va dimenticato, per la stabilità del regolatore occorre che le capacità siano molto vicine al componente.
E, infatti, vanno considerate le correnti impulsive che circolano nel circuito che rendono necessario tenere presente che, al variare della corrente, si presenta il fenomeno dell' impedenza.

Variazioni rapide sul carico, come quelle imposte da circuiti digitali che passano rapidamente dallo stato off allo stato on e viceversa costringono il regolatore lineare ad un gravoso lavoro a frequenze elevate, cosa ne può rendere problematica la stabilità del regolatore lineare.

Una più corretta implementazione del circuito sarà questa. Qui, la funzione dei condensatori aggiunti al lineare è vista nella giusta prospettiva

C2 e C3, tipicamente 0.1uF multistrato ceramico, sono installati strettamente vicino ai pin del regolatore per assicurare la stabilità, ovvero l' impossibilità di innescare fenomeni oscillatori.
mentre C1 e C4, elettrolitici, costituiscono le riserve per compensare il ripple (variazioni della corrente del carico, C4, e variazioni della tensione di ingresso, C1).
Classicamente il rapporto tra i due è 10:1 (ovvero, ad esempio, C1 potrà essere 470 uF e C4 47 uF).

Il diodo in serie svolge due funzioni: evita il pericolo dell'inversione di polarità e nello steso tempo costituisce una separazione dal resto dell' alimentatore a monte.
Il diodo in controfase sul regolatore serve a scaricare un eventuale eccesso di carica dei condensatori a valle, evitando l' inversione di polarità all' uscita del regolatore (questo succede quando la capacità a valle è più alta di quella a monte e, al mancare della tensione principale, C1 si scarica prima di C4 e degli eventuali altri condensatori in parallelo ad esso; e questo è uno dei motivi per cui si dovrebbe sempre avere C4 < C1).

Come si vede, le considerazione da fare attorno ad un "semplice" regolatore lineare a tre terminali non sono del tutto banali. Ed ancor più fondamentale diventa la cosa quando si tratta di componenti digitali, dato che essi presentano un assorbimento di corrente impulsivo durante le commutazioni oppure di componenti analogici con alti guadagni o ancora di circuiti in cui circolano segnali a frequenze elevate.

 

Ad esempio, in un microcontroller che accenda un gruppo di LED collegati ai suoi I/O digitali, la corrente assorbita passa da un livello minimo dell' ordine di qualche milliampere o meno a LED spenti per salire bruscamente a decine di volte con i LED accesi.

Questo è abbastanza chiaro, ma quello che sfugge è che

  questa corrente che alimenta i LED passa attraverso i pin di alimentazione del microcontroller 

ed i suoi componenti interni di comando del port ! 

Il percorso della corrente che accende il LED è quello indicato nello schema a lato. Se ogni LED assorbe 20 mA, con 8 LED accesi la corrente che scorre nei pin di alimentazione positiva del microcontroller è oltre 160 mA (8 x 20 mA + la corrente propria di funzionamento del microcontroller).

E questo può accadere in un tempo brevissimo: l' istruzione

setf  LEDPORT 

che accende tutti i LED, a 8 MHz di clock è eseguita in 500 ns.

Questo vuol dire che il sistema di alimentazione dovrà poter passare a fornire questa corrente in un tempo altrettanto breve.

Lo stesso sarà per un carico collegato alla Vdd, dove andranno in conduzione i MOSFET N e la corrente scorrerà tra la Vdd e il pin di massa.

Se consideriamo il tratto di circuito che va dalla sorgente di alimentazione al carico, solitamente lo indichiamo con due semplici conduttori.

 

Vanno considerati due elementi:

  • il primo, molto semplice, è che dalla sorgente di alimentazione al microcontroller si interpone una certa distanza attraverso la quale la corrente è portata dalle piste del circuito stampato e magari anche da cavi di una certa lunghezza. Queste connessioni hanno una resistenza dovuta alla resitività ρ del materiale conduttore, alla loro sezione S ed alla loro lunghezza l.

R =  ρ * l / S

Quindi, con una piccola corrente circolante  I , ci sarà una piccola caduta di tensione ΔV= R I , ma quando la corrente aumenta significativamente, anche la caduta di tensione sui collegamenti aumenta in proporzione. E può avere anche dimensioni significative. 
Ad esempio, per una resistenza delle connessioni (cavi, piste, morsetti) di un solo ohm, con 10 mA ci saranno 0,01 V di caduta, normalmente del tutto trascurabile; ma ad un impulso di corrente da 1 ampere, la caduta sarà di ben 1 V. Anche se solo l' impulso ha breve durata, per quel tempo la tensione di alimentazione degli integrati cade a 4 V dai 5 iniziali, il che può portare a  problemi di funzionamento e stabilità.

  • un secondo punto da considerare è il seguente:
    Quando la corrente in un dispositivo cambia, l'alimentatore non può rispondere a questo cambiamento istantaneamente. Di conseguenza, la tensione al dispositivo cambia per un breve periodo prima che il sistema di stabilizzazione risponda alla variazione. Un regolatore ben realizzato può rispondere a variazioni del carico dalla CC a qualche centinaio o migliaio di Hz, a seconda di come è realizzato, ma eventi molto rapidi (transitori) che si verificano a frequenze superiori, non possono essere seguiti ed è necessario un intervallo di tempo prima che il regolatore risponda al nuovo livello della domanda di energia.
  • E poi occorre comprendere che quello che riteniamo un circuito in corrente continua perchè alimentato da uno stabilizzatore (ad esempio un lineare a tre terminali tipo 7805) a 5V, non è affatto un circuito in continua !
    Caratteristica di un circuito in corrente continua è la costanza della corrente che scorre.

    In un circuito in cui la corrente è costante, l' unico fenomeno che interviene è la resistenza del materiale conduttore e l' unica relazione è la Legge di Ohm.
     
    Ma nella realtà abbiamo appena visto che la corrente non è affatto costante. E la variazione della corrente si riflette con l' apparire del fenomeno dell' induttanza, tanto più evidente quanto maggiore è la velocità della variazione.
    E l' induttanza si oppone alla variazione della corrente con una reattanza induttiva proporzionale direttamente alla frequenza, o tempo di variazione della corrente (dI/dt)

Xl = 2 p f L

Va tenuto presente che, anche se la frequenza di commutazione è bassa, ad esempio facendo lampeggiare i LED con un periodo di 500 ms, il tempo in cui la porta commuta è limitato solo dalle sue caratteristiche e da quelle del carico collegato. 

Tempi di commutazione dell' ordine dei ns o ps sono del tutto comuni per le logiche attuali. Il che vuol dire che l'onda quadra della commutazione ha fronti di salita in cui il dV/dt è molto più elevato. 

Al variare della tensione varia in proporzione la corrente e, di conseguenza, gli effetti induttivi sono proporzionalmente più intensi.

Nell' immagine a lato, un impulso da 500 ms di durata, ha il fronte di salita, ovvero il tempo necessario per passare da livello basso a livello alto, di meno di 100 ms: in sostanza, la "frequenza" della commutazione non è 2 Hz, ma cinque volte maggiore.

E va notato che questo tempo è imposto principalmente dall' elevato carico sull' uscita digitale, dato che il gate che comanda la linea ha la possibilità di generare fronti di salita molto più ripidi, dell' ordine dei ns.

Dunque, quando una porta deve fornire velocemente una certa quantita` di carica all'uscita, un impulso di corrente  passa attraverso uno dei due conduttori di alimentazione (ground o alimentazione). Alla variazione della corrente impulsiva si oppongono gli aspetti parassiti (induttanze distribuite e resistenze distribuite) dei collegamenti di alimentazione e la velocità di risposta al transitorio del sistema di regolazione. Si genera un istante di variazione della tensione di alimentazione che, se va oltre i limiti previsti, crea un malfunzionamento del circuito.

La situazione dei componenti reali, infatti è più complessa di quanto pensino molti che realizzano circuiti ad alte prestazioni per poi ritrovarsi con problemi di funzionamento difficili da diagnosticare.

Se lo schema elettrico (fig.a) è semplice e sembra completo, a frequenze elevate di funzionamento o in presenza di commutazioni con fronti veloci, la situazione si complica (fig.b) in quanto i condensatori reali possono essere molto diversi da quelli ideali (ESR, ESL) e le tracce del circuito stampato, sia piste che pads, costituiscono reti di impedenze e capacità parassite. (L'immagine è tratta da una delle pubblicazioni di Analog Devices. di cui si consiglia la consultazione).  

In inglese si definisce ground bounce  una variazione transitoria del potenziale di riferimento (o della tensione di alimentazione) dovuta alla variazione di corrente assorbita dal un circuito. 

Il picco di corrente richiesto deve essere fornito, quindi, da una sorgente ad impedenza sufficientemente bassa, onde non rendere critiche le commutazioni a causa delle cadute di tensione sulle piste di alimentazione.

Qui entra in gioco il condensatore di disaccoppiamento con la funzione di un "serbatoio" locale di energia.
Se vogliamo un equivalente meccanico, possiamo pensare agli ammortizzatori, che, accumulando e rilasciando energia meccanica, forniscono un supporto elastico che annulla o riduce i sobbalzi del movimento del veicolo.

Il condensatore non è una pila o un accumulatore e non può fornire alimentazione CC, ma può immagazzinare una certa quantità di carica elettrica (= energia) proporzionale alla sua capacità e può rendere questa energia in modo estremamente rapido, limitato praticamente solo dalle componenti parassite del condensatore stesso (ESR, ESL).

Così, l' applicazione di un condensatore locale in parallelo all' alimentazione la mantiene costante per impulsi di assorbimento di corrente da centinaia di kHz a centinaia di MHz .

Disaccoppiamento è stato definito come l'arte e la pratica della separazione ed eliminazione di accoppiamenti indesiderati porzioni di sistemi e circuiti per garantirne il corretto funzionamento
Dunque, disaccoppiare l' alimentazione ai vari elementi del circuito significa annullare o limitare l'effetto della domanda improvvisa di corrente. Mentre il carico è inattivo, il condensatore si carica a piena tensione di alimentazione; quando il carico viene applicato, il condensatore fornisce l' impulso iniziale di corrente. Facendo in modo che l'induttanza delle piste sia arrivata a saturazione prima del momento in cui il condensatore esaurisce la carica, il circuito avrà sempre a disposizione una tensione entro i livelli corretti.

E va chiarito che anche per quanto riguarda i circuiti lineari è necessario un disaccoppiamento di alimentazione, tanto più curato quanto più è alta la frequenza di funzionamento, onde evitare instabilita` e oscillazioni in circuiti che possono disporre di un elevato guadagno.

A lato uno schema di principio tratto da una informativa di Analog Devices.

Osservare anche qui l' indicazione della necessità di un punto comune per la massa (= ritorno delle correnti), la cui implementazione migliora grandemente la situazione nel funzionamento con correnti variabili, annullando l' impedenza delle piste di ritorno delle correnti stesse e facendo della massa un reale punto a potenziale zero.

 


Facciamogli un bypass


Un'altro aspetto del problema è quello dei disturbi presenti sull' alimentazione, disturbi provenienti dall' esterno o generati da parti del circuito stesso. Questo diventa sensibile in presenza di componenti con elevate impedenze di ingresso, dove sono sufficienti basse correnti per disturbare il funzionamento.
Per quanto riguarda i disturbi "esterni" al circuito, esempi eclatanti sono quelli generati dai motori a collettore o dall' azionamento di contatti (relè, teleruttori), ma anche rumore elettrico provocato da alimentatori switching, trasmettitori radio, macchine trifasi, ecc.
Però deve essere chiaro che lo stesso circuito può contenere fonti di rumore, anche solo in quelle sezioni dove sono presenti correnti impulsive che interagiscono con i parametri di dispersione (induttanza e capacità parassite) del circuito. Ma anche il rumore stesso dei semiconduttori, ad esempio zener o regolatori di tensione, per non dire di relè, smps, ecc.

Ricordiamo che il condensatore riduce la sua impedenza all' aumentare della frequenza

Xc = 1 / (2 p f C)

dove f è la frequenza e C la capacità.

Quindi il condensatore costituisce una via di passaggio delle componenti a frequenza elevata presenti sulle linee di alimentazione e che costituiscono una parte essenziale del disturbo, dato che la sua impedenza si riduce all' aumentare della frequenza. 
Facendo riferimento alla massa come punto comune di ritorno delle correnti che circolano nei vari circuiti, lo scopo del condensatore è quello di cortocircuitare a massa queste componenti a frequenza elevata.

Questo, ricordiamo, ha senso non solo per i circuiti alimentati in corrente alternata, ma anche (e sopratutto) per quelli in "corrente continua" che proprio "continui" non sono e dove abbiamo fatto notare che sussistono componenti variabili che, nella logica del circuito cc sono da considerare nocivi o comunque indesiderabili.

In inglese è definito bypass l' aggiunta di un percorso di bassa impedenza per scaricare a massa i transitori.

Ogni pin  di un dispositivo attivo, derivato dalla tensione di alimentazione, dovrebbe avere un proprio condensatore di disaccoppiamento.

Ne abbiamo visto un esempio nel secondo circuito proposto all' inizio della pagina: C2 e C3 non hanno funzione di "serbatoio", ma quella di bypass, assicurando la stabilità del regolatore.

Un condensatore di disaccoppiamento di solito dovrebbe essere collocato il più vicino possibile al dispositivo o direttamente posto sui pin di alimentazione. L'obiettivo è quello di minimizzare la quantità di induttanza e la resistenza serie della linea di alimentazione tra il regolatore principale e il dispositivo stesso: maggiore è la lunghezza delle connessioni e maggiori saranno le componenti indesiderate. Dunque, la ragione della vicinanza tanto più stretta possibile tra disaccoppiamento e dispositivo è giustificata.

Dato che i condensatori si differenziano per le loro caratteristiche (e condensatori con buone caratteristiche ad alta frequenza sono comunemente tipi di piccola capacità, mentre i condensatori di grandi dimensioni hanno solitamente peggiore risposta alle alte frequenze), il disaccoppiamento spesso implica l'uso di una combinazione di condensatori. Per esempio, in circuiti logici complessi, è comune una coppia composta  da un 100 nF ceramico, combinato con condensatore elettrolitico o al tantalio da qualche uF a qualche decina di uF.

In particolare, i circuiti a microprocessori, che funzionano ad elevate frequenze, molte decine o centinaia di MHz, sono soggetti a correnti impulsive di frequenze analoghe; in questi casi si consiglia di utilizzare sempre condensatori a basso ESR, multistrato ceramici, anche sotto forma di gruppi composti da più elementi.

Va osservato che la la pratica di utilizzare coppie di condensatori non sempre è da considerare ideale, in quanto, sopratutto in circuiti con alte frequenze di commutazione, gli effetti combinati delle induttanze, capacità e resistenze parassite del circuito e dei condensatori potrebbe innescare fenomeni di risonanza, con il peggioramento della situazione.

La maggior parte dei costruttori di ic ad alte prestazioni consiglia di utilizzare condensatori del genere chip multistrato (MLC), anche se nuove tecnologie, com LIC e LGA consento di ottenere valori migliori di 5 nH di induttanza parassita (quando sono montati in SMD), con in serie una resistenza da 20 mohm.

Questi condensatori possono offrire caratteristiche ESR/ESR molto migliori dei modelli a film plastico, i noti "scatolini".

Questi componenti multistrato sono disponibili sia per il montaggio tradizionale con terminali assiali o radiali, sia per SMD, dove l' assenza di terminali e il cablaggio diretto sulle piste consente di ottenere i migliori risultati nell' eliminazione delle componenti parassite dovute al montaggio.

In particolare, il consiglio dato dai costruttori di circuiti integrati è quello di:

  • Usare come minimo un condensatore per pin di alimentazione, posto fisicamente vicino al pin stesso per ridurre l'induttanza parassita. 
     
  • Tenere la lunghezza dei conduttori ai condensatori inferiore a 6 mm tra le terminazioni del condensatore e i pin degli ic. 
     
  • Utilizzare condensatori a bassa ESR/ESL

 

Qui alcune informazioni ulteriori sui condensatori


Ma che condensatore metto ?

In generale, un calcolo dei condensatori di disaccoppiamento, dal punto di vista delle formule matematiche,  richiede la conoscenza della quantità di corrente circolante (dipendende dalla corrente necessaria per passare da livello baso a livello alto, dal numero degli I/O, dalla caduta di tensione ammissibile (dV) sulla Vcc, ecc.). Una formula generica per il calcolo della capacità potrà essere:

 C = [io * n x* dt / dV

Ad esempio, per un buffer con 8 uscite, genere 244, 245, 541, e simili, con dV = 0.1 v, dt = 3ns, N = 8 e io = 44 mA, si avrà

C = 44  * 8 * 3 / 0.1  = 0.01056 uF. 

Però verifiche, misure e test su questo genere di situazioni richiede laboratori specifici e non è, in genere, alla portata del singolo utente. 

Quindi la scelta di un valore comunemente utilizzato, 0.1 uF, consigliato tra l' altro dai fogli applicativi della maggior parte dei circuiti integrati, anche se generica, è più che valida.
Anche se il calcolo riporta a un elemento da 10 nF, il costo e l' ingombro dei due condensatori, del genere ceramici monolitici, è praticamente lo stesso, per cui la scelta è meglio cada sull' elemento di capacità maggiore, onde parare le conseguenze di altri elementi parassitari non considerati.

Ormai si tratta di elementi di facile reperibilità e di costo limitato, disponibili con coefficienti di temperatura X7R, X8R e C0G (NP0) e con precisioni fino al 5% o meglio.

Il valore del condensatore di disaccoppiamento che dovrebbe essere utilizzato dipende dunque dal carico del dispositivo, ma va considerato anche il fattore molto complesso delle induttanze parassitarie generate dal circuito stampato. 

Per far fronte a questo si possono mettere in pratica alcune strategie.

Una prima azione è quella di porre i condensatori di disaccoppiamento quanto più stretti possibile al componente attivo, utilizzando piste per la distribuzione dell' alimentazione sufficientemente ampie e brevi.
In caso di dubbio,  il condensatore scelto dovrebbe essere maggiore del valore calcolato.

Una seconda azione, necessaria per circuiti stampati di una certa ampiezza, è quella di disporre le piste di alimentazione a bus o comunque a blocchi e dotare i bus o i blocchi di disaccoppiamenti propri, preferibilmente con condensatori al tantalio nel range 10-22 uF, o, se non disponibili, in alluminio di buona qualità, nel range tra 22 e 220 uF, in grado di fornire le correnti di ripple previste per quella data sezione.
Preferibilmente, invece di condensare le capacità in un solo punto, è opportuno distribuirle uniformemente lungo le piste di alimentazione.
In generale è funzionale utilizzare un solo valore, o un numero ridotto di valori, dei condensatori di disaccoppiamento di tutte le periferiche della scheda. Il  valore deve soddisfare il caso peggiore.

In ogni caso, oltre al valore della capacità ed alla qualità del condensatore, conta sempre sensibilmente il "dove" viene posto.

Ecco, ad esempio, un suggerimento di Altera dal suo documento Power Supply Integrity .

Da notare che sono specificate le distanze massime dal componente per i condensatori di bypass.

Si ricorre alla classica distribuzione composta da :

  • un elettrolitico di capacità elevata, per la compensazione generale dei transitori di corrente (470-3300 uF)
  • condensatori al tantalio (bassa ESR) a breve distanza da ogni dispositivo (47-100 uF)
  • condensatori ceramici MLC (bassissima ESR/ESL) a brevissima distanza dai pin (10 -100 nF)

Vediamo nelle foto seguenti alcuni esempi di posizionamento di condensatori sulle linee di alimentazione.

Classica disposizione dei condensatori di bypass sull' alimentazione di ogni singolo IC in una scheda VME bus

Un blocco di integrati TTL a cui è applicato un condensatore di bypass (uno per ogni integrato), fissati quanto più vicino possibile ai pin di alimentazione.

Zoccolo con condensatore di bypass integrato (Mill-Max Manufacturing). Questa soluzione evita il piazzamento del condensatore sullo stampato, risparmiando spazio. Multistrato 0.1 uF e tantalio 4.7 uF associati strettamente ai pin di alimentazione di uno zoccolo che ospita microcontroller PIC

E, dato che la frequenza, intesa anche come pendenza dei fronti di commutazione, è un elemento di grande importanza, si può dire che, sotto i 50 MHz, il disaccoppiamento in generale non è gravoso, seguendo le indicazioni di massima dette prima. Uno o due condensatori (spesso 0,01 uF - 10 uF o più) collocati vicino all' ic sono adeguati.
Per frequenze superiori, o dove circolano correnti impulsive consistenti, con fronti di salita molto veloci può essere necessario ricorrere a qualche forma di capacità distribuita. Ciò può essere ottenuto utilizzando molti piccoli condensatori sparsi intorno l'IC o sfruttando la capacità interplane del circuito stampato multi layer.
In particolare si deve considerare che se reti L-C sono poste in parallelo, la capacità totale è pari alla somma delle capacità e l'induttanza totale è ridotta n volte, dove n è il numero di elementi utilizzati. Altrettanto per la resistenza ESR.

C = C1+C2+C3..Cn    R = R1||R2||R3...Rn

Ovviamente,  condensatori a minore l'induttanza e minore resistenza daranno risultati migliori. 
Intel, ad esempio, consiglia di impiegare ben 41 condensatori in gruppi in parallelo per disaccoppiare efficacemente un microprocessore Pentium ®-2 (Intel Application Note AP-579). 

Osservare come la specifica indichi anche le caratteristiche di ESR e ESL massime ammissibili, oltre al tipo di condensatore da impiegare.

La stessa pubblicazione indica anche un consiglio sul posizionamento dei condensatori che saranno distribuiti, ma in ogni caso molto a ridosso dei pin.

In particolare, approfittando dello spazio vuoto centrale dello zoccolo, alcuni condensatori vi trovano posto.

Data la complessità del chip, si tratta di una realizzazione in SMD, su circuiti stampati a molti strati (anche 6 o più), di alcuni fungono da masse-schermi o da distribuzione dell' alimentazione, allo scopo di minimizzare gli effetti parassitari delle piste.

A lato, l' immagine di uno zoccolo per processore Intel Socket 370. Approfittando del  vano centrale dello zoccolo, si utilizza questo spazio per collocare numerosi condensatori di bypass delle linee di alimentazione del processore, assieme a resistenze di terminazione delle linee logiche e al sensore di temperatura (in blu al centro dell' immagine).
La disposizione consente di avere i condensatori di bypass dallo stesso lato dei componenti trough hole e, nello stesso tempo, molto vicini ai pin del processore. La tecnologia SMD è di rigore in questo genere di assemblaggi ad altissima densità.

Nell' immagine a lato, i più recenti sviluppi dei condensatori a bassissimo ESR/ESL (AVX), realizzati con nuove tecnologie multistrato in ceramica.La diversa struttura e la particolare geometria  offrono ESL ancora inferiori ai noti MLCC, anche al di sotto dei 40 pH (LGA). Si tratta di componenti SMD previsti per applicazioni speciali (alte frequenze, aerospaziale, ecc.).

Nel caso di CPU microprocessore come quella esemplificata, i consumi del componente possono sono elevati, da qualche decina a oltre 120 watt. E, trattandosi di tensioni molto basse (5, 3.3, 2,5, 1.8V) le correnti sono particolarmente intense e si ricorre alla realizzazione di aree di alimentazione on board (VRM - Voltage Regulation Module) in modo da rende quanto più corte possibili le connessioni tra questi e il processore.

Ad esempio, questo gruppo VRM on-board ad alte prestazioni per generare le tensioni di core di una CPU AMD AM-3, su scheda madre ASUS.

Evidente la scelta di utilizzare un sistema di alimentazione switching polifase con un elevato numero di condensatori, induttori e MOSFET che aumenta il rendimento e di conseguenza riduce il calore prodotto dagli elementi di commutazione.
Il parallelo dei condensatori riduce ESR/ESL e aumenta il picco di corrente erogabile.

Da osservare anche l'evidenziazione dell' uso di condensatori a lungo MTBF (5000 ore): il costruttore ci tiene a far sapere che non usa bad-cap.

Solitamente circuiti con microcontroller embedded richiedono correnti molto più limitate, anche perchè la tendenza attuale è quella di minimizzare il consumo energetico, e quindi sono relativamente semplici da considerare. Le sezioni logiche hanno consumi dell' ordine dei milliampere, ma particolarmente sensibile diventa, invece, il problema nei circuiti in cui sono presenti I/O e in cui scorrono correnti impulsive elevate, dell' ordine delle centinaia di milliampere. Caso comune è la presenza di attuatori di uscita (relè, solenoidi, motori e simili) o LED con correnti elevate oppure circuiti di PWM su elementi (motori, lampade, riscaldatori, LED, ecc) che consumano correnti sensibilmente maggiori di quelle della sezione logica.

Qui si rende necessario un disaccoppiamento consistente, oltre che sui singoli ic, sopratutto tra l' alimentazione della parte logica e di quella di potenza, che, attraversate da correnti elevate sono fonte di rumore elettrico e di transitori  anche consistenti.

Si può ricorrere allora a separazioni con reti costituite da diodo/condensatore o resistenza/induttanza/capacità per formare filtri RC o LC, che costituiscono una opposizione alle brusche variazioni di corrente e quindi si oppone al passaggio di componenti a frequenza elevata.

Si ottiene così la separazione tra gli effetti delle correnti variabili in una sezione da quelle delle rimanenti, sopratutto se queste ultime sono costituite da circuiti logici o analogici che hanno sensibilità elevata ai disturbi sulla tensione di alimentazione.

 

Anche la tecnica di utilizzare stabilizzatori di tensione separati per ogni sezione del circuito può risultare molto efficace, in quanto ogni stabilizzatore dovrà fare fronte alle esigenze di una solo parte del sistema e potrà essere dimensionato al meglio. 

In sostanza si distribuisce una tensione primaria, stabilizzata o meno a seconda delle esigenze, e si provvede alla stabilizzazione e regolazione "locale" per ogni sezione del circuito.

L' uso di regolatori di dimensioni ridotte al posto di un grosso sistema di alimentazione, oltre a migliorare il rendimento (meno calore), può risultare anche un miglioramento per quanto riguarda i costi.

L' esempio visto sopra dei regolatori VRM on board, tipici delle schede madri e delle schede video PC è un esempio di distribuzione dell' alimentazione: l' alimentatore del PC produce un +12V che alimenta i singoli VRM dai quali vengono derivate le più varie tensioni, in genere basse tensioni con late correnti per l' alimentazione delle CPU e GPU. L' elevata efficienza dei VRM, che lavorano a frequenze anche di MHz, la vicinanza ai carichi e la suddivisione in molte unità consente di ottenere prestazioni che non sarebbero possibili ad una alimentazione completamente centralizzata.

In ogni è indispensabile l' uso di elementi capacitivi a  basso ESR : dato che saranno i condensatori a fornire le correnti di ripple, la resistenza, in serie con la corrente, produce una perdita di energia che si riflette in una dV elevata e nella produzione di calore indesiderato.

In particolare, il parallelo di condensatori consente di avere una corrente di picco pari alla somma delle singole correnti di picco. Quindi, in generale, è spesso più opportuno, dove si vuole ottenere il massimo di prestazione, utilizzare un parallelo di condensatori che non un unico elemento di grande capacità.

Elementi in classe di temperatura 105 °C o 125 °C o più saranno una scelta migliore che non elementi da 85 °C, mentre sono senz'altro da sconsigliare condensatori commerciali low cost.

Tra l' altro, questi elementi hanno di norma specificato il valore di ESR e sono disponibili anche in serie a bassissimo ESR.  Inoltre, questi modelli solitamente hanno una durata di vita più elevata ed una possibilità di corrente di ripple molto maggiore dei modelli consumer (anche se il costo è ovviamente superiore).

In particolare, sarà molto opportuno verificare se questa corrente di ripple sostenibile dal condensatore sia  adeguata al carico e far si di scegliere un elemento che abbia un margine sufficiente rispetto al consumo impulsivo del circuito.
Per queste ragioni sarà anche consigliabile utilizzare più elementi in parallelo rispetto ad un solo grosso condensatore: la capacità di corrente di ripple viene aumentata, mentre l' ESR viene diminuita dalla connessione in parallelo.

In generale si può valutare una capacità di 1000 uF (o più) per ampere, ma alcuni modelli di condensatore consento ripple minori o anche decisamente maggiori ed è opportuna una scelta oculata, consultando le caratteristiche dei vari modelli, dato che i costi sono molto variabili da produttore a produttore e da modello a modello.  E' normale che nel catalogo di un buon costruttore di elettrolitici siano disponibili molti modelli con caratteristiche differenti: l' accontentarsi della scelta di un elemento qualunque non certo la migliore soluzione.
Una breve ricerca permette solitamente di trovare elementi con sufficiente corrente di ripple senza aumentare drammaticamente le capacità in gioco e quindi limitando anche i costi.

Come ultimo appunto, si deve comunque considerare che un parallelo di condensatori a basso ESR/ESR potrà fornire sì una levata energia in scarica, ma, proprio grazie ai ridotti parametri parassitari, richiederà una corrente più intensa al momento iniziale della carica. Questo fatto va valutato in relazione alla possibilità di picco del sistema di alimentazione, in particolare riguardo alla corrente che è richiesta a raddrizzatori e regolatori.


Alcune regole generali.

  1. Tutti i componenti attivi devono avere condensatori di disaccoppiamento delle alimentazioni posizionati quanto più vicino possibile ai pin.
     
  2. In generale un multistrato ceramico da 0.1uF è adeguato alle situazioni comuni. Nel caso di assorbimenti di corrente maggiori va accoppiato un elettrolitico a basso ESR
    .
  3. E' preferibile impiegare più condensatori in parallelo piuttosto che un unico grosso elemento: il parallelo riduce le componenti parassite ESR/ESL mentre si aumenta la capacità di corrente di ripple.
     
  4. Non tutti i condensatori sono uguali! Verificate se possibile le caratteristiche dal sito del costruttore ed evitate l' uso di economici elementi consumer, sopratutto per quanto riguarda elettrolitici in alluminio cilindrici e a film plastico a scatoletta. Per applicazioni "serie" vanno preferiti elettrolitici 105 °C o meglio, tantalio e ceramica multistrato.
     
  5. Le piste di alimentazione vanno curate per brevità di percorso e superficie adeguata al passaggio delle correnti richieste dal circuito. Se necessario, utilizzare basette con rame di spessore maggiore o sovra stagnare i percorsi ad elevata corrente. 
     
  6. Per quanto possibile evitare fili volanti per le alimentazioni. Se necessari per il collegamento tra l' alimentatore e le schede, posizionare su queste ultime degli elettrolitici adeguati all' arrivo dei cavi.
     
  7. Mantenere ordine nelle connessioni e non incrociare cavi di segnale con cavi di alimentazione. Utilizzare cavi schermati e altri sistemi di isolamento dove necessario separare ingressi sensibili da fonti di disturbo.
     
  8. Dove necessario, separare le alimentazioni della parte logica da quella analogica. 
     
  9. Nel caso di circuiti complessi, utilizzare la distribuzione della tensione principale non stabilizzata ed installare stabilizzatori locali per ogni sezione.
     
  10. Cura particolare dovrà essere rivolta a circuiti con elevate correnti, fronti di commutazione rapidi o alte frequenze di funzionamento.

E, in ogni caso, verificare sui siti dei costruttori le caratteristiche dei componenti e i consigli dati per il loro utilizzo.



Ultima nota:
quanto detto ed esemplificato sembra riguardare solamente l' area professionale, le CPU di Intel o AMD o circuiti complessi che occupano decine di schede. Ma non è così.

Il problema di disaccoppiare le alimentazioni è fondamentale anche per un circuito costituito da un semplice operazionale o da un PIC e una manciata di LED: 

in qualunque situazione in cui si impieghi un qualsiasi componente attivo, op amp, microcontroller, logica CMOS o regolatore di tensione, condensatori di bypass sono indispensabili.

L' omettere questi componenti, anche nel più semplice circuito, porta fatalmente ad instabilità e cattivo funzionamento.

In particolare, se condensatori di disaccoppiamento sono indispensabili nelle realizzazioni su circuito stampato, ancor più lo sono nel caso di circuiti sperimentali, "volanti" o su breadboard: il fatto che siano "sperimentali" non impedisce all'assenza dei condensatori nei giusti punti dell' alimentazione di rendere problematico il funzionamento.

Speriamo che quanto detto in questa breve panoramica permetta di comprendere l' importanza di una parte, da molti considerata "marginale". 

 


 

  

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Aggiornato il 31/10/11 .